“Case POP” compie un anno. Risparmiati 400mila euro reinvestiti in ristrutturazioni

È passato un anno dall’avvio di quella che l’Amministrazione comunale definisce una “rivoluzione silenziosa” nell’edilizia popolare padovana. Il progetto “Case POP” spegne la sua prima candelina e presenta un bilancio fatto di numeri concreti, efficienza gestionale e un nuovo approccio culturale all’abitare pubblico.

I numeri del cambiamento 

Negli ultimi dodici mesi, il nuovo modello gestionale ha permesso di affrontare 2.838 ticket di manutenzione e segnalazione. Il dato forse più significativo riguarda il recupero del patrimonio esistente: sono stati restituiti alla “dignità abitativa” ben 87 alloggi (di cui 35 di Edilizia Convenzionata), pronti per accogliere nuove famiglie. Il metodo “Case POP” si è basato sulla presenza costante: quasi 1.000 persone incontrate in un anno, trasformando ogni sopralluogo, ogni mail e ogni caldaia sostituita in un “mattone” per costruire un rapporto di fiducia rinnovato tra istituzione e cittadino.

La svolta gestionale

Il Comune di Padova ha scelto di riprendere in mano direttamente la gestione dei suoi 1.800 alloggi pubblici (sia ERP che Edilizia Convenzionata), lavorando in sinergia con APS Holding SPA. Questa centralizzazione ha portato i frutti sperati in termini di efficienza economica:

  • Risparmio strutturale: la gestione unificata ha generato un risparmio di quasi 400 mila euro.

  • Reinvestimento: queste risorse non sono state accantonate, ma alimentano oggi un fondo destinato a ulteriori ristrutturazioni e miglioramenti delle case comunali.

Un unico interlocutore per i cittadini 

Al di là dei numeri, il vantaggio più tangibile per gli inquilini è la semplificazione. Dalla firma del contratto alla gestione dei problemi quotidiani, tutto passa dal Comune. Questo ha garantito tempi di risposta più rapidi e procedure più chiare.

Obiettivi futuri 

La riorganizzazione, nata per rispondere in modo incisivo all’emergenza abitativa, punta ora ad accelerare ulteriormente sul recupero delle case sfitte e sulla pianificazione a lungo termine. L’obiettivo resta quello di riaffermare il ruolo centrale del Comune come garante del diritto alla casa per tutti, trasformando la manutenzione in una vera e propria “cultura abitativa”.